Il meglio del patrimonio storico Bugatti riunito a Molsheim

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Tra i più originali in circolazione, i cinque esemplari di una collezione svizzera hanno da poco ripercorso le loro stesse tracce tornando per un raduno nel luogo dove sono stati realizzati

 

Dopo essere state conservate per tanti anni con la massima cura dall’appassionato svizzero Hans Matti, le cinque Bugatti del suo garage stellare hanno recentemente trovato un nuovo custode che, come prima uscita, le ha subito fatte tornare allo Château Saint Jean di Molsheim, in Alsazia, dove sono state costruite. Il castello è infatti a pochi metri dalla fabbrica Bugatti ed era stato comprato dal geniale inventore italiano espatriato in Francia per ricevervi i clienti. L’iniziativa ha marcato l’inizio della terza vita di questi eccezionali gioielli, che sono passati dai loro primi proprietari al collezionista che li ha tenuti finora – personaggio di spicco del Bugatti Club Suisse e uno dei massimi esperti al mondo delle Bugatti da Gran Premio – e ora sono in nuove mani. Mani che hanno promesso di continuare l’opera di conservazione con grande accuratezza e passione, naturalmente senza restauri. Mentre lui, il secondo possessore, ha faticato non poco a separarsene. Per tanto tempo ha ricostruito la storia di queste automobili ultra rare e inarrivabili ai più, raccogliendo foto, documenti e articoli di giornali.

 

 

Alla negoziazione per il passaggio di mano, durata due anni e mezzo, ha preso parte anche la nipote di Ettore Bugatti, Caroline Bugatti. Ma quali sono, esattamente, le magnifiche cinque? Ebbene, una Type 51 ritenuta una delle più originali esistenti, una 37A perfettamente conservata, l’unico esemplare rimasto di Type 49 Faux Cabriolet passo corto con carrozzeria di Jean Bugatti, una Type 35B e una Type 35A che montano gli unici motori Type 36 esistenti.
Eccole da vicino: l
a Type 49 era l’auto personale di Jean Bugatti, figlio di Ettore, e presenta infatti le sue iniziali “JB” sugli sportelli. È estremamente preziosa non solo per questo ma anche perché non ci sono altre Type 49 Faux Cabriolet in circolazione ed è anche molto difficile trovare un esemplare di questo modello con carrozzeria disegnata e costruita internamente dalla Bugatti. Incredibile ma vero, nel suo trasporto verso il primo acquirente, la Type 49 ha suddiviso la bisarca di allora con la Type 51 che le è ora a fianco nella collezione. Si tratta di una racer da Gran Premio che correva per la Marca e che mostra ancora sulla carrozzeria, e non solo, i segni delle battaglie sui circuiti e dopo decenni di motorsport. Era nata come Type 35B, una delle ultime costruite, ed è stata guidata da Achille Varzi e dal grande pilota Louis Chiron al quale è intitolata, fra l’altro, la nuova hypercar della Marque. Con un nuovo motore a doppio albero sviluppato per far evolvere la Type 35B, rinomata come la più vincente auto da corsa di tutti i tempi, la Type 51 ha visto la luce semplicemente montando quel propulsore più potente sulla Type 35B. E da allora l’auto ha collezionato un’infinità di apparizioni alle competizioni degli anni Trenta, da Monaco a Monza, alla Targa Florio.

 

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Fu invece realizzata apposta per le difficoltà del circuito francese di Montlhéry, pieno di protuberanze, la Type 36, che aveva un assale posteriore più rigido. Ne furono messe a punto due versioni, di cui la seconda, con compressore volumetrico, è ritenuta da più parti la prima Bugatti in assoluto con questo equipaggiamento. Entrambe ebbero però vita breve e i soli due esemplari costruiti furono distrutti: ne rimasero soltanto il motore, il cambio e l’assale posteriore di una di loro, che ora sono montati nella carrozzeria Type 35A e in una Type 35B di questa collezione, due pezzi unici.
Anche la Type 37A, con compressore, è in condizioni ancora originali e presenta “matching numbers”, ovvero numeri di telaio e motore corrispondenti. Ogni periodo della sua storia è tracciato, fin dall’inizio dell’appartenza al suo primo driver nel 1929. Il modello di partenza, la Type 37, era vincente nella categoria Voiturette ma in seguito, con l’adozione del compressore, il potente motore a quattro cilindri della vettura fu in grado di lanciarla a più di 190 km/h, che per l’epoca era una velocità megagalattica. In totale la Casa ha installato 76 compressori, su auto che poi hanno gareggiato a Le Mans, alla Mille Miglia e alla Targa Florio.

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