La Lancia Aprilia Barchetta che ha sedotto l’America

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Torinese di nascita e romana d’adozione, questa one-off finita di costruire nel 1946, è rientrata in patria dopo una vita negli States

 

Nervosa, scattante, bassa. Questa splendida Aprilia su telaio Fiat 1100 del 1939 (#269345) non è soltanto di una bellezza abbagliante ma, afferma il suo giovane proprietario, si guida anche “come un go-kart”. “È molto veloce e divertente”, prosegue; si raggiungono 140-160 km orari di velocità massima con una guida dolce: “Lo sterzo è morbido, il cambio dell’aprilia, poi, sembra burro”. Già, la meccanica dell’Aprilia: sviluppata nel 1936, rappresenta uno dei capitoli più rivoluzionari della storia dell’automobile. Se escludiamo le sospensioni anteriori telescopiche integrate al perno di sterzatura, che la Casa ha brevettato nel 1922, tutte le parti del celebre capolavoro di Vincenzo Lancia sono pensate ex novo e altamente innovative.

 

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La mano di Patriarca. In questo esemplare è stato un preparatore ad ampliare il motore. “Durante le fasi di restauro ci siamo accorti che da 1350cc era stato portato a 1500cc ma è tutto rimasto avvolto in un alone di dubbio finché non abbiamo avuto la fortuna di conoscere i discendenti diretti di Mario Faina, che ha carrozzato la vettura portandola a termine nel 1946. I suoi eredi ci hanno mostrato le foto di come l’Aprilia era all’epoca e ci hanno confermato il lavoro del preparatore Patriarca, vicino di bottega di Faina a Roma”, spiega il proprietario. “Lo specialista, preparatore di diverse auto per la Mille Miglia di velocità, ha lavorato anche sulla distribuzione e sulla camera di scoppio, e anche i pistoni sono tassellati”.

 

 

Vocazione sportiva. L’Aprilia è un modello che nelle competizioni dell’epoca in Italia otteneva buoni risultati: oltre all’accuratezza delle finiture e al comfort di guida, non si faceva mancare un’ottima tenuta di strada. Una vocazione sportiva, la sua, che l’ha vista vincitrice assoluta con Piero Taruffi alla prima edizione della Stella Alpina, nel 1947, e terza l’anno seguente con Giannino Marzotto. E già nel 1938 la Lancia Aprilia Sport Zagato di Luigi Villoresi ed Eugenio Minetti era arrivata seconda alla decima Targa Abruzzo. Anche alla prima Coppa della Toscana (1949) è arrivata seconda un’Aprilia, come anche al quarto Rally del Sestriere nel 1953. Prodotto fino al 1949, questo modello ha fatto furore, sia come berlina di serie – peraltro studiata in galleria del vento –, sia nei vari “pacchetti” di autotelaio e lamiera forniti ai carrozzieri del tempo (alcuni impiegati anche per veicoli militari): in totale ne sono stati venduti oltre 27mila esemplari, un volume considerevole per una vettura d’élite, costruita oltretutto più di settant’anni fa.

 

Barn find! Eppure qualcuno non l’aveva riconosciuta. Chi ha avuto per le mani questo esemplare – probabilmente un erede o un amico dell’ex proprietario – ha pensato che si trattasse di una Lancia Ardea. È stato il padre dell’attuale custode, un collezionista esperto del mondo Lancia, a riconoscere la meccanica dell’Aprilia nell’annuncio trovato via internet qualche anno fa. L’auto era negli Stati Uniti. Come ci sia finita non è dato sapere: la leggenda vuole che sia stato un soldato americano a portarsela via dopo averla vista fuori dall’officina di Mario Faina mentre si asciugava la vernice. Ma è solo una voce, di fatto nulla si sa di come sia finita in America. Molto più semplice, invece, risalire al suo biglietto di rientro in patria. “Era interessato alla vettura anche un appassionato inglese, ma io e mio padre, tramite un conoscente che abbiamo negli States, abbiamo subito lasciato una caparra, che da quelle parti vale più di un patto di sangue”, racconta il proprietario. “E così, cinque anni fa, dalla California l’auto è arrivata a Rotterdam e da lì a casa nostra”. Si pensa che il precedente proprietario l’abbia tenuta finché non è mancato, ma è solo un’ipotesi: “L’Aprilia è stata ritrovata abbandonata in un garage e chi ha messo l’annuncio non era un intenditore di automobili”, conclude l’appassionato.

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Restauro conservativo. Meccanica e ciclistica sono state completamente revisionate, dato che l’auto era ferma da tanti anni. Per il resto, poco è stato fatto per rimetterla in sesto: “Quando l’abbiamo comprata, era in uno stato di conservazione bellissimo. Il telaio è stato solo ripulito con antiruggine e le lamiere non sono state toccate, come si vede dalle ammaccature ancora presenti”, afferma l’attuale custode. Che nel 2020 ha portato l’Aprilia al suo debutto alla Mille Miglia come prima partecipazione assoluta a una gara. E il colore? “Sotto il fondo di vernice alluminio è venuto fuori quello attuale, con il quale abbiamo rifatto la verniciatura”. Un rosso scuro, intenso, che meglio non potrebbe esaltare le forme generose e seducenti della carrozzeria.

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