Premiata al Concorso di Villa d’Este, la Bugatti Type 59 del re del Belgio mostra i segni del suo vittorioso passato

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È considerata una delle Bugatti da corsa più importanti al mondo. Lo scorso maggio, al Concorso d’Eleganza Villa d’Este ha vinto il premio Fiva – Fédération Internationale des Véhicules Anciens come miglior conservato anteguerra. Vediamola da vicino

L’hanno guidata i più importanti driver degli anni Trenta ed è appartenuta al re del Belgio, Leopoldo III. La Bugatti Type 59 del 1934, battuta all’asta peraltro da Gooding & Company nel 2020 per 9.535.000 sterline (circa 11.129.250 euro), è una delle più importanti racer della Casa di Molsheim ancora in circolazione. Ed è proprio in omaggio a Sua Maestà che ha assunto la livrea nera nel 1938, quando è passata nelle mani del re. All’epoca vi era in più anche una banda gialla di richiamo ai colori nazionali da corsa belgi, che in seguito è scomparsa. Ma andiamo con ordine, cominciamo dall’inizio.

La costante ricerca di prestazioni sempre maggiori. Bugatti presentò per la prima volta la Type 59 Sport il 24 settembre 1933 al Gran Premio di San Sebastian. Sotto le linee snelle e basse, ruggiva un motore a otto cilindri in linea sovralimentato. Le ruote con raggi metallici minimizzavano enormemente le masse non sospese e, con i nuovi sofisticati ammortizzatori, assicuravano una manovrabilità equilibrata con un livello di comfort insolitamente elevato per un’auto da corsa. La Type 59 Sports era tanto elegante quanto veloce. 

Declassamento vincente. Il grande inventore e costruttore milanese naturalizzato francese utilizza per la prima volta questa Type 59 Sport di fabbrica con un motore da 3,3 litri nella stagione 1934-1935. Il primo pilota a correrci è René Dreyfus, arrivato terzo al Gran Premio di Monaco nell’aprile 1934. Poi Robert Benoist taglia quarto il traguardo al Gran Premio di Francia a Montlhéry nel luglio dello stesso anno e termina con lo stesso piazzamento poche settimane dopo al Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps. Ancora, a settembre, al GP di Spagna, Jean-Pierre Wimille arriva sesto. A quel punto Ettore Bugatti, abituato a vincere, si ritira dai Gran Premi con la Type 59 Sport e vende quattro esemplari ad appassionati britannici. Questo, che farà parte del garage reale belga, viene invece trasformato in auto da corsa dalla stessa Bugatti: una conversione che non era mai successa prima e che anche dopo non succederà più.

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Operazione a cuore aperto. Tolto il compressore, viene installato un nuovo serbatoio dell’olio con lubrificazione a due pompe e una trasmissione a carter secco a quattro velocità completamente sincronizzata con cambio centrale. Gli ingegneri della Casa hanno anche riadattato la carrozzeria: piccoli parafanghi da moto, un piccolo parabrezza, piccoli fari posizionati in basso e porte laterali. Nuovo anche il numero di telaio, 57248. Jean-Pierre Wimille utilizzò sempre più l’auto sportiva Tipo 59 Sport nella nuova classe da 750 kg, e nella stagione sportiva del 1937 quest’auto con lui al volante vinse, tra gli altri, il Gran Premio di Pau e di Tunisi e di Marsiglia. Chiamata affettuosamente “La Grand Mère” (“La Nonna”) dai meccanici di Molsheim, la sportiva ha partecipato a gare in Africa e ha vinto l’ultima edizione del Gran Premio d’Algeria. Nel luglio del 1937, Jean-Pierre Wimille vinse con lei un GP per l’ultima volta: il Grand Prix de la Marne sul circuito di Reims, con oltre tre minuti di vantaggio sul secondo classificato.

Interesse reale. Ed ecco che, alla fine della stagione, un cliente Bugatti di vecchia data si aggiudica questa eccezionale vettura sportiva, che ora vanta anche una storia di corse di successo: Leopoldo III, appunto. La tiene fino al maggio del 1967, quando un appassionato di Bruxelles lo persuade a vendergliela. Nel ventennio in cui il nuovo proprietario l’ha avuta in garage non risulta che la vettura sia stata molto usata ma in compenso è stata restaurata, per fortuna in maniera conservativa. La stessa cosa avviene con il proprietario successivo, stavolta in America, che si limita a ripristinare la meccanica. La carrozzeria rimane intatta anche nei successivi passaggi di mano, grazie alla sensibilità di collezionisti che hanno sempre rispettato il passato dell’auto. E così questa vettura è arrivata fino a noi, in condizioni originali, nelle mani del proprietario attuale. Con le zone danneggiate riparate al minimo sindacale. La pelle consumata dei sedili e il volante in legno segnato dall’usura parlano per lei.

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