Una Balilla Spider Sport nera alla conquista della Mille Miglia

Laura Ferriccioli

Bella, rara, leggendaria. La Fiat 508 S è da sempre in cima ai desideri di corridori e collezionisti

Milano, 17 luglio 1932. Alla Fiera viene presentata la Fiat 508, prima vera utilitaria italiana. Una berlina che sarà venduta in oltre 12mila esemplari. Ha il motore 108 a 4 cilindri in linea (20 CV), a tre marce, e raggiunge gli 80 km all’ora. Ma la Balilla, come verrà chiamata, non si fermerà alla motorizzazione di massa del Paese: lo lancerà a tutto gas con la sua versione S, la Balilla Spider Sport prodotta dal 1932 al 1937 che è tuttora una delle sportivette più desiderate. Agile e divertente da guidare, non solo è il primo esempio di automobile di massa trasformata in bolide ma contrariamente alle vetture popolari che venivano potenziate nel secondo Dopoguerra in tutta Europa, era prodotta dalla stessa Fiat e non da artigiani o case indipendenti.

L’imprinting di due firme importanti. La piccola Spider prende forma su disegno della carrozzeria Ghia con un probabile intervento, secondo alcune fonti, del grande stilista conte Mario Revelli di Beaumont. C’è poco da fare, la linea elegante e il posteriore a coda d’insetto con pinna centrale la rendono subito una seduttrice irresistibile. Il motore, di 955cc, passa dai 30 CV iniziali (valvole laterali) ai 36 CV del successivo 108 CS con valvole in testa. Quest’ultima serie, del 1934, ha un cambio a quattro rapporti e presenta una carrozzeria più aerodinamica con passo allungato di 5 cm. A questo punto alla Spider Sport si affianca la Spider Corsa, contraddistinta dai parafanghi di tipo motociclistico. La velocità? Tocca i 125 km/h. Anche il prezzo è sfrecciante, arriva a 15mila Lire contro le 10.900 della prima berlina a tre marce.

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Piaceva anche a Niki Lauda. La Balilla Spider Corsa di Guido Brignone e Giulio Aymini vince nella categoria 1100 la Coppa Oro del Littorio, “la più lunga gara del mondo”, come viene definita allora per i suoi 6mila km lungo l’intero Stivale. Ed ecco che il modello viene battezzato Coppa d’Oro, in onore a questa vittoria nella competizione indetta da Benito Mussolini, disputatasi per la prima e unica volta dal 26 maggio al 2 giugno del 1934. Ma sono tante le gare che hanno legato il loro nome alla Balilla Coppa d’Oro; fra loro anche la celebre Parma-Poggio Berceto, comprese le sue rievocazioni: anche quella del 1977, quando al volante di una Balilla Coppa d’Oro ha gareggiato niente meno che Niki Lauda.

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Il motorino dei tergicristalli originale Bosch

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Passione giovane. Una gloria nazionale come la Fiat 508 S è da sempre una presenza stabile alla Mille Miglia, e almeno un esemplare non manca mai anche nella versione odierna. All’ultima edizione se ne sono viste tre, fra le quali la #blackbalilla del 1934 di Fabio Loperfido e Simone Calosi – entrambi 41enni – arrivata sul tracciato della Freccia Rossa per la prima volta. Un’entità nera acquistata in stato di relitto a Torino un paio di anni fa e ancora fresca di restauro. “Era tutta arrugginita (v. foto), ma da una ricerca a partire dal numero di telaio siamo risaliti al suo colore originale, al quale l’abbiamo voluta riportare visto anche l’interno rosso abbinato che è rimasto conservato”, spiega Simone. Che appena ha saputo dell’esistenza dell’esemplare non ha esitato ad acquistarlo in comproprietà con un amico.

Il team Loperfido-Calosi al completo
La vettura al momento dell’acquisto, nel 2018

Subito quindicesimi. Per i due partecipare alla Mille Miglia è stata un’emozione a lungo sognata. In particolare per Fabio, regolarista esperto con diversi campionati vinti, che in passato aveva fatto qualche tentativo di partecipazione alla celeberrima Brescia-Roma-Brescia senza successo. Stavolta, preso dall’entusiasmo, si è messo a scartabellare classifiche e attestati di partecipazione per risalire agli ultimi abitanti della sua città, Taranto, che hanno fatto la Mille Miglia. Gli unici due, a quanto pare, erano in gara nel 1949 e nel 1951, perciò è lui il primo tarantino in assoluto a fare la versione di regolarità. Simone, appassionato di automobili anteguerra, alla “corsa più bella del mondo” era invece alla seconda esperienza di co-driver ma, anziché essere “ospite”, stavolta vi ha preso parte con una vettura sua. “E già solo questo per me rappresenta un traguardo, una soddisfazione enorme”, chiosa felice con il suo marcato accento fiorentino doc. Anche il risultato è stato da favola, un 15esimo posto assoluto strameritato e abilmente conquistato.

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