Come migliorare i tempi in una gara di regolarità

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L’allenamento? Aiuta, ma senza strafare. Per avere soddisfazioni in questa disciplina bastano pochi, semplici accorgimenti da tenere a mente

La notizia, poco simpatica da digerire, è che non ci sono regole da manuale. Tanto meno metodi miracolosi o scorciatoie segrete. E poco importa se l’esperto al quale ho chiesto consiglio ha dimostrato di primo acchito una grande predisposizione per questa disciplina e ha vinto due campionati italiani regolarità – nel 2016, nella categoria “Energie alternative”, e nel 2017 nella categoria “Topcar”: Fabio Loperfido, 42 anni, è irremovibile. “Ognuno con le proprie peculiarità e attitudini deve cercare la tecnica di passaggio sui pressostati che più gli si addice”, sentenzia senza possibilità di appello. E lui non ha certo tardato a trovarla, la sua tecnica: nel 2010, alle prime armi, aveva vinto già la Coppa di Raggruppamento Trofeo Nazionale Regolarità. Per non parlare dello scorso ottobre, quando alla sua prima partecipazione alla Mille Miglia si è posizionato 15esimo, con il co-driver Simone Calosi, a bordo di una spettacolare Fiat Balilla Coppa d’Oro del 1934.

Fabio Loperfido
Fabio Loperfido, 42 anni, è arrivato quinto alla Mille Miglia 2021 con una 665 SMM OM Superba 2200 del 1930

Questione di chimica. E per chi non ha l’ambizione di vincere un campionato ma vuole semplicemente godersi la propria storica senza sfigurare ai raduni o in una gara di regolarità? “I risultati dipendono da tante varianti. L’affinità, innanzitutto: se pilota e navigatore non si conoscono o non hanno feeling ogni cosa diventa difficoltosa”, precisa Fabio. “È anche un discorso di pelle, oltre al fatto che l’altra persona deve avare la tua stessa visione della gara e gli stessi obiettivi. Servono coinvolgimento da parte di tutti e due, fiducia reciproca e sacrifici comuni. Poi pian piano ci si impara a conoscere”.

Il potere della mente. Secondo l’appassionato, “in questo sport è molto importante sviluppare negli anni un propriopercorso personale psicofisico, perché il 50 per cento del risultato lo si ottiene proprio facendo un lavoro su se stessi.Durante una gara di regolarità, infatti, l’impegno mentale dura per diverse ore di seguito, con punte di massima concentrazione. Perciò bisogna saper dosare lo sforzo. Anche perché se c’è un segreto è proprio di essere “regolari”, come dice la parola stessa. Su 50 prove, ad esempio, si possono fare 49 zeri e magari 300 su una prova, sporcando la gara.Meglio piuttosto 50 passaggi buoni, regolari, e alla fine il risultato viene. Impiegando un veicolo ovviamente affidabile e messo a punto”.

L’attimo fuggente. E la parte tecnica? “Con il tempo si impara a usare gli strumenti, tutto è da approfondire step by step. E il bello è proprio che ognuno può improvvisare, può inventare. L’aspetto che ho più apprezzato da subito di questo sport è che puoi avere 18 o 70 anni ma sei in ogni caso solo tu a fare la differenza”, spiega l’esperto tarantino. Volendo, è previsto dal regolamento l’uso dei “mirini” che aiutano a sentirsi più sicuri nel passaggio sui pressostati. Sono semplici strisce di nastro adesivo posizionate in un punto in cui si riesce a vederle bene – di solito sul finestrino se l’auto è chiusa – e che aiutano a intercettare il preciso momento in cui le ruote passano sui tubi. “Fanno comodo, io li uso ma la cosa fondamentale è sviluppare una esatta percezione del tempo. La impari con la pazienza, e proprio la pazienza deve essere alla base del percorso perché i risultati non vengono subito”, prosegue l’appassionato. “Altra dote di cui bisogna armarsi è la determinazione, perché anche quando non si migliora bisogna insistere. Ognuno deve capire in che modo impiegare le proprie caratteristiche e tutto dipende dalla costanza e dall’impegno: mai come in questo caso vale la regola del “volere è potere”.

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Sicuri alla meta. Vietato andare in overdose di allenamento: “Non ci si allena per realizzare il tempo ma per impostare le cose in modo sistematico, ripetitivo: bisogna arrivare cioè a compiere tutte le azioni senza dover improvvisare. Anche se vengono male è lo stesso, l’importante è sentirsi sicuri, perché solo così si raggiunge la necessaria rilassatezza, senzaarrivare allo start titubando e pensando a che cosa fare. Invece, con troppo allenamento vuol dire che vuoi già ottenere il risultato, ma più fai così, concentrandoti all’esasperazione, più fai tutto in modo innaturale”. Fabio, che alla regolarità ha unito la sua passione per le auto d’epoca, non ha dubbi: “Invece di arrovellarti su cosa non ti fa essere perfetto è megliocercare nell’allenamento il gesto tecnico, da applicare in qualsiasi condizione di gara. Ricordo che all’inizio ero sempre preso dall’ansia, e facevo tutto velocemente perché “se sbaglio posso recuperare”, pensavo, partendo già con il pessimopresupposto che avrei sbagliato. Beh, rispetto ad allora è come se adesso con l’auto andassi a passeggio”.

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