A Torino la piazzola di Alberto Ascari per sempre nel Parco del Valentino

Laura Ferriccioli
Alberto Ascari Parco del Valentino

La posizione della Lancia D50 del grande campione allo start del Gran Premio del 1955 è evidente grazie a una incastonatura nell’asfalto ora ripristinata

 

Nel marzo del 1955, Alberto Ascari conquistò la vittoria nel settimo e ultimo GP del Valentino, a Torino, a bordo di una Lancia D50. La competizione prese il via proprio di fronte al Castello, nel Parco del Valentino, e Ascari se la aggiudicò completando i 90 giri previsti in due ore e 40 minuti alla media di 140 Km/h. A ricordo di questa impresa venne allora fissata nell’asfalto la piazzola in marmo, che riporta il nome del pilota e il suo numero di gara – il 6 – proprio in corrispondenza del punto occupato dalla sua D50 nella griglia di partenza.

 

Lancia D50

Lancia D50 Alberto Ascari
La D50 con la figlia di Alberto Ascari, Patrizia

 

Patrimonio della città. Quel luogo esatto, emblema storico dedicato al pilota milanese all’interno del celebre parco urbano, è stato di recente ripristinato e inaugurato il 26 maggio 2021 per iniziativa dell’associazione ARTES-APS, votata al recupero e restauro del patrimonio storico e artistico della città sabauda. Hanno partecipato alla cerimonia anche l’Asi-Automotoclub Storico Italiano e il dipartimento Heritage di Stellantis, che ha portato con sé come ospite d’onore uno dei suoi gioielli più preziosi, proprio una D50. Un monumento alla velocità e alla forza della Lancia, esaltate entrambe dalla grandezza di Alberto Ascari. Il driver milanese è stato l’ultimo pilota italiano Campione del Mondo di Formula 1, iridato nel 1952 e 1953 legando il suo nome alla Lancia e alla Ferrari. Dopo le prime esperienze motociclistiche negli anni Trenta, debuttò sulle quattro ruote alla Mille Miglia del 1940 sulla Auto Avio Costruzioni 815, la prima auto costruita da Enzo Ferrari.

 

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Lancia D50 Alberto Ascari
La Lancia D50 nel 1954 (ph.: Alessandro Venier)

 

Diversa da tutte. La monoposto, costruita in soli otto esemplari, per l’epoca era innovativa. Progettata dal geniale Vittorio Jano, era dotata di un otto cilindri a V posizionato trasversalmente per permettere all’albero di trasmissione di passare a fianco del sedile e non sotto, consentendo di abbassare il baricentro della vettura a favore di una maggiore stabilità. Il cambio posteriore era trasversale, mentre i caratteristici serbatoi laterali servivano a migliorare l’aerodinamica, mantenendo costante la distribuzione dei pesi da inizio a fine gara.

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