Prima auto del marchio con motore anteriore, da qualche anno la Porsche 924 Turbo vive una meritata rinascita

Lorenzo Corsani

Per molti la Porsche 924 Turbo è ancora una sorella minore delle più celebri vetture made in Zuffenhausen. Eppure è sufficiente riscoprire la sua genesi e i suoi contenuti tecnici per rendersi conto di quanto questa sportiva abbia saputo innovare e di come sappia farsi ancora oggi apprezzare per stile e prestazioni

 

Negli anni Settanta, sullo sfondo della crisi petrolifera, la Porsche ha dovuto affrontare una serie di interrogativi: la ricerca di una possibile erede della 911 con il progetto 928, con meccanica Transaxle, l’escalation delle vendite negli Stati Uniti e la collaborazione tecnica con la Volkswagen. Dopo l’esperienza della 914, la Casa di Wolfsburg aveva infatti commissionato alla Porsche il progetto della piccola sportiva a motore anteriore EA-425 da lanciare sul mercato con il marchio Audi, poi cancellata a causa dello shock energetico per concentrarsi sulla Scirocco. Con i prototipi già sviluppati e tutta l’attrezzatura pronta per la produzione, la Porsche comprò allora dalla Volkswagen il progetto e creò così il suo modello entry level da affiancare alla 928, che era già in fase di sviluppo.

 

 

Nuova anche nel design. La Porsche 924, presentata al Salone di Francoforte del 1975, proponeva soluzioni tecniche rivoluzionarie per la Casa di Stoccarda, da sempre ancorata allo schema “tutto dietro”: motore anteriore longitudinale inclinato di 40° raffreddato ad acqua e trazione posteriore con schema Transaxle. Il motore voluto inizialmente era un 4 cilindri 2.0 da 125 CV di origine Audi con iniezione elettronica Bosch K-Jetronic, scelto per rispettare le prime normative antinquinamento americane e schivare la tassazione europea delle auto sportive. Il Coupé 2+2, disegnato da Harm Lagaay nel team di Anatole Lapine, si distingueva per la spiccata ricerca aerodinamica e per soluzioni originali come i fari retrattili e il grande lunotto in vetro curvo.

 

La Turbo da 170 CV. Dopo aver presentato la 911 Turbo nel 1974 e aver utilizzato con successo questa tecnologia nelle competizioni, la Porsche decise di seguire la stessa strada anche per la 924, criticata al debutto proprio sul fronte delle prestazioni. Nota internamente come Typ 931, la Turbo debuttò come “Model Year 1979” con il motore siglato M31.71 (assemblato a Zuffenhausen), derivato dall’aspirato e modificato adottando nuove camere di scoppio, pistoni forgiati e valvole di scarico maggiorate, oltre alla turbina K26 senza intercooler. Il risultato fu un’unità da 170 CV a 5.500 giri e 245 Nm a 3.500 giri (su una massa di 1.180 kg) gestita attraverso il cambio a 5 marce Getrag con rapporti al cambio e albero di trasmissione specifici, frizione idraulica e prima marcia in basso. Con queste caratteristiche offriva prestazioni decisamente elevate per l’epoca: 225 km/h di punta massima e 7,8 secondi per toccare i 100 km/h da fermo, con una classica erogazione da Turbo vecchia scuola con il “calcio” della turbina e il tipico ritardo di erogazione: tutti elementi sopportabili considerando la spinta disponibile nella seconda parte del contagiri.

 

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Le differenze con le aspirate. Sospensioni e freni furono adeguati alle prestazioni della vettura con componenti derivati dalla 928, mentre l’adozione dei cerchi in lega da 15” a cinque bulloni fu dovuta alla scelta di montare i mozzi della 911 SC. Anche l’aerodinamica fu ottimizzata per la Turbo, portando il Cx da 0,36 a 0,34: il frontale fu dotato di nuove prese d’aria per il radiatore dell’olio e per i freni, e di una presa Naca sul cofano. Sul portellone fu inoltre applicato uno spoiler in poliuretano. Gli interni furono personalizzati in maniera leggera adottando il volante a tre razze della 911 SC, la strumentazione con grafica verde e i vetri elettrici di serie. Tra gli optional furono resi disponibili il volante in pelle a quattro razze da 360 mm, i cerchi da 16” con pneumatici Pirelli P7 205/55 – vera primizia tecnica per l’epoca –, il tergilunotto, il tetto asportabile, la vernice metallizzata, l’impianto radio e la verniciatura bicolore. Oltre agli interni in pelle o in velluto, oppure nelle finiture Pasha e Tartan.

 

Solo 12.702 Turbo al mondo. La Porsche 924 è stata prodotta dal 1976 al 1988 in 151.346 esemplari, dei quali solo 12.702 con motorizzazione Turbo, costruita solo dal 1979 al 1983. Di quest’ultima sono state 1.932 le unità prodotte nel 1979, mentre per il “Model Year 1980” (5.243 esemplari) tutte le vetture furono dotate dello sportello per coprire il tappo carburante e del nuovo numero di telaio in posizione modificata. Nel 1981 furono poi introdotte novità sostanziali che ne fecero di fatto una seconda serie, seguendo l’aggiornamento di tutte le 924: pannelli porta con scritta Porsche impresso sulla plastica superiore, motore da 177 CV con nuova elettronica di gestione e turbina di dimensioni ridotte, grafica strumentazione bianca, eliminazione della verniciatura bicolore e uscita di scena della varianti Pasha e Tartan per gli interni. In parallelo fu sviluppata anche la Turbo per il mercato americano, subito riconoscibile per i paraurti ad assorbimento: a causa delle normative di omologazione, la potenza non eguagliava quella dei modelli europei e passò dai 143 CV della prima versione ai 154 CV del restyling. Rara e rivalutata finalmente per quel che vale, la 924 Turbo è da cinque anni nel mirino dei collezionisti secondo una tendenza che riguarda in generale le auto con motore anteriore. Anche perché i ragazzini che le sognavano all’epoca ormai si sono fatti grandi.

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Un’immagine del modello all’epoca del lancio, a fine anni Settanta
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