Questa Volvo 142 è un tuffo coinvolgente negli anni Settanta

Marco Cappelli

Sembra di sentire gli Abba alla radio, nell’abitacolo di questa splendida svedese dal passato affascinante. Anche se è sempre vissuta in Germania: guidata per tanti anni da un autista, alla morte della proprietaria è passata nelle mani di un’amica

 

Quando andai nel 2016 a Monaco di Baviera per acquistarla rimasi deluso, capì che c’erano lavori da fare. Dalle foto nell’annuncio, la Volvo 142 gialla sembrava messa meglio. Aveva solo 148 mila km che, vista l’età della vettura, non sono tanti ma il motivo per cui stavo quasi per rinunciare era che non veniva utilizzata dalla metà degli anni Novanta: montava ancora degli pneumatici Michelin XZX col battistrada al 90%! Veniva fatta marciare giusto per la revisione periodica, per il resto giaceva ferma sotto casa, pure all’aperto. La cosa più grave era la ruggine del vano bagagli, causata da infiltrazioni d’acqua per la mancanza parziale della guarnizione del baule: aveva intaccato anche il serbatoio.

 

 

Un passato tutto al femminile. Nonostante tutto, decisi di prenderla. Intanto per il colore, un “giallone” senape tipico degli anni Settanta (Safari Yellow il nome ufficiale) e comunque perché l’auto si presentava completa e originale, con interni ancora in buone condizioni. Per di più era appartenuta per tutta la vita a una sola persona, una donna nata nel 1930 che quando l’acquistò, nel novembre del 1970, aveva da poco compiuto 40 anni. Fu quella la prima immatricolazione della vettura. Peccato solo non averla conosciuta, questa signora tedesca che per tanti anni ha usato la Volvo 142 come auto di tutti i giorni con autista. Di lei, scomparsa nel 2015, so solo che era una fumatrice: lo si evince dai sedili ancora vagamente impregnati dell’odore di sigarette e da qualche bruciatura qua e là. Ho fatto la trattativa per l’acquisto con una sua amica, alla quale lei aveva lasciato l’auto in eredità. Anziché rimanere ancora semi abbandonata nella pubblica via, ho ritenuto che la Volvo meritasse un nuovo inizio. Non rimpiango nemmeno le tante ore impiegate nei fine settimana per rimettere in forma la vettura, perché trovo che sia un mezzo fantastico. Un’icona di design anni Settanta, progenitrice della serie 240 che in Italia si è fatta conoscere soprattutto con le auto della versione SW, chiamate verso la fine della produzione Polar.

 

 

Spazio alle valigie. Nel Belpaese le Volvo serie 140 sono rare. Della versione due porte, poi, è quasi impossibile vederne. Per quanto ufficialmente in listino anche da noi, di fatto ai tempi non ne furono vendute molte. Tant’è che nel 2017, quando sono stato invitato a partecipare ai novant’anni della Volvo, celebrati al Salone del Valentino a Torino, la mia 142 risultava l’unica iscritta del modello al registro Volvo Italiano. Nonostante l’età, è fruibile quotidianamente ed è dotata di un impianto frenante molto efficiente già all’avanguardia per i tempi grazie ai 4 freni a disco con pinze anteriori a doppio circuito e pistoncini sdoppiati. I suoi 4,65mt di lunghezza e la mancanza di un servosterzo non aiutano per l’utilizzo in città, ma la trovo molto comoda per i viaggi: è spaziosa, il bagagliaio è infinito. Lo sterzo duro, poi, si fa perdonare da un raggio di sterzata che non ha rivali. Il motore non è niente di avventuroso, rispetto alla precedente serie 120 Amazon non ha di fatto avuto modifiche. Però è molto affidabile grazie alla sua semplicità: 4 cilindri in linea, aste e bilancieri, valvole in linea.

 

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L’auto che veniva dal freddo. Questa è la versione mono carburatore da 82 CV; per chi voleva un po’ più di sprint era disponibile la versione S da 102 CV DIN grazie a due carburatori SU e tasso di compressione leggermente più elevato. Le versioni pre 1973 sono da considerarsi ancora “leggere”, in quanto non avevano ancora montato ausili per la sicurezza passiva quali barre anti intrusione nelle portiere e paraurti con respingenti. La velocità massima è di soli 145Km/h ma grazie ai rapporti relativamente corti ha un discreto scatto e un buon tiro sulle strade montane. È una classica da usare con soddisfazione nel periodo invernale, la uso di tanto in tanto per andarci a sciare e, a guidarla su tratti innevati, grazie alla trazione posteriore è un vero divertimento.

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