Una Fiat 1100 S studiata per divorare secondi

Laura Ferriccioli

Ispirato al look della Cisitalia 202, questo esemplare unico nasconde sotto la carrozzeria una serie di accorgimenti preziosi per correre più forte

 

C’era una volta una Fiat 1100 S Berlinetta. A progettarla, con la sua linea originale e la meccanica raffinata, era stata la mente geniale di Dante Giacosa, padre, tra le altre, di due icone planetarie come la Topolino e la Cinquecento. Il modello era derivato dall’anteguerra 508 C Mille Miglia, con il 4 cilindri in linea anteriore longitudinale da 1089cc più potente. Tanto che i suoi 51 CV a 5.200 giri al minuto hanno richiesto radiatore dell’olio e pompa dell’acqua di tipo centrifugo. Anche altre modifiche meccaniche, come l’albero a camme comandato da ingranaggi e l’impiego di cuscinetti del tipo a fascio, non erano da meno e lasciavano affiorare la sua indole corsaiola. Morale, con i suoi 825 kg la vettura si spingeva fino a 150 km all’ora.

 

 

Performante e carica di personalità. Ecco come mai alla prima partecipazione alla Mille Miglia il modello ha fatto incetta di premi: quattro 1100 S arrivarono tra le prime dieci assolute in quinta, sesta, settima e nona posizione. Era il 1947, l’anno stesso in cui la produzione è iniziata – proseguita fino al 1950 – e in cui ha visto la luce l’esemplare del quale, anche se non sembra, stiamo parlando. C’era una volta una Fiat 1100 S, dicevamo. E c’è ancora. Solo che adesso è una raffinata one-off. Un destino comune con grande probabilità a molti altri esemplari dei 401 costruiti in totale dalla Fiat, dato che ora queste vetture dall’inconfondibile design del frontale – con listelli cromati ad andamento orizzontale ai lati e verticale al centro – sono rare. La linea della carrozzeria era aerodinamica e affusolata; gli altri elementi caratteristici erano la mancanza di paraurti e la presenza dell’affascinante carenatura che copriva le ruote posteriori.

 

 

Centro di gravità arretrato. Questa vettura alla Mille Miglia non risulta aver mai corso ma secondo il penultimo proprietario ha partecipato al Giro di Sicilia del 1949. Dopodiché, vista la buona performance che l’ha portata a classificarsi fra le prime 15 posizioni assolute, sempre a detta del suo salvatore e custode pro tempore è stata trasformata in una Barchetta. A quel punto, oltre a spostarle la guida a destra, le è stato praticato un accorgimento che l’ha resa ancora più efficiente, ovvero la meccanica è stata arretrata di 20 cm. “Me ne sono accorto quando ho comprato l’auto, nel 2002”, racconta l’appassionato. “Era tutta smontata. Il motore, benché completo, era a terra. Quando nel telaio, che è tutto strategicamente forato per rendere la vettura più leggera, andai a rimontare il motore, misi il cambio e i pedali ma, quando arrivai all’albero di trasmissione e al differenziale, mancavano 20 cm. Ho anche comprato un altro albero pensando che non fosse il suo ma andando a rimettere la carrozzeria si capiva che il motore doveva scorrere più indietro. Allora, studiando meglio il telaio con alcuni meccanici esperti, siamo arrivati a individuare le forature giuste dei pedali e del motore e abbiamo di nuovo avvitato tutto nelle posizioni originali. E ho dovuto rifare a quel punto l’albero di trasmissione visto che l’originale l’avevo buttato!”. Del resto, chi sarebbe andato a pensare a un’eventualità del genere?

 

 

Motto dei desideri. In compenso, guidare questa 1100 S è un’emozione. “Con il baricentro più centrale i pesi sono equilibrati al massimo e l’effetto si sente”, racconta l’ex proprietario. Secondo lui anche per un uso quotidiano l’auto sarebbe impeccabile. Si è occupato personalmente anche del restauro, benché la one-off fosse destinata a un nuovo acquirente. Anzi, ha posto come condizione sine qua non per la vendita il fatto che curasse lui tutte le fasi della rinascita della vettura, che era stata trovata in stato di relitto. “Secondo me è rimasta in servizio fino agli anni Settanta, forse anche Ottanta – sostiene – perché ho una foto dell’epoca in cui l’auto si vede accostata su un marciapiede”. Nulla è stato necessario ripristinare nel telaio, vera chicca dell’esemplare: “Un’opera d’arte!”, giudica l’esperto. Mentre la ciclistica è stata rifatta e il motore ha subito un restauro totale. Anche i due sedili erano stati trovati completi, ma… con poggiatesta. Perciò sono stati sostituiti copiando i modelli dell’epoca e anche la tappezzeria è tutta nuova, come alcuni strumenti. La guida intanto era stata riportata a sinistra nei primi anni Cinquanta, quando l’auto ha cambiato di nuovo volto, stavolta ad opera della Carrozzeria Motto. Era già uscita infatti la magnifica Berlinetta Cisitalia 202 di Piero Dusio (1947). E la bella rossa voleva assomigliarle.

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Foto: Lucia Potenza

Un’immagine del telaio come è stato trovato, con le forature che lo alleggeriscono

 

 

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