Alfa Romeo RL Targa Florio, una sola ruggisce ancora

Laura Ferriccioli
Alfa Romeo Rl Targa Florio

In gara alla “Cursa” del 1924, l’unico esemplare ancora esistente è poi passato per lungo tempo al suolo britannico prima di tornare in patria

Per cominciare ad avere un’idea dell’eccezionale importanza storica dell’Alfa Romeo RL Targa Florio del 1924, telaio numero 11, basta pensare che è una delle quattro schierate dal Biscione appositamente per la Targa di quell’anno. E delle altre tre, preparate con sette cuscinetti principali dell’albero motore anziché quattro come nell’allestimento SS (Super Sport), non v’è più traccia. Rispetto al modello da corsa precedente, con cui aveva gareggiato anche Enzo Ferrari, le TF erano anche dotate di freni anteriori e di radiatori a V più piccoli. La sigla RL, che sta per Romeo Lungo, è apparsa per la prima volta con la versione stradale, pensata dall’Ufficio Progetti del Portello a partire dal 1920. Già entro la metà dell’anno seguente i primi prototipi con il motore 6 cilindri erano pronti per la presentazione a Milano.

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L’auto di Giulio Masetti. Come riportato dagli esperti Peter Hull e Roy Slater nella loro “bibbia” Alfa Romeo. A history, due delle quattro TF erano equipaggiate con motore da 3 litri ed erano di Giuseppe Campari e Louis Wagner, mentre le altre due, con motore da 3,6 litri (125 CV a 3.800 giri al secondo) erano guidate da Alberto Acari e Giulio Masetti. Dato che all’epoca ai driver erano assegnati i numeri in base ai telai delle auto con le quali entravano in gara, questo esemplare, che per Fiva (Fédération Internationale Véhicules Anciens) è l’unica Alfa Romeo RL TF sopravvissuta, è da più parti ritenuta la vettura con cui era in gara Masetti.

 

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Trofei d’Oltremanica. Non solo la RL TF ma anche il suo libretto di circolazione è un pezzo da museo. Vi si trovano annotate tutte le tasse annuali e tutti i passaggi di proprietà dell’auto che si sono succeduti dagli anni Venti a oggi. Dopo la “Cursa” del 1924, la Casa ha venduto la belva senza carrozzeria a Mr. Frederick W. Stiles, il primo importatore di Alfa Romeo in Gran Bretagna, come parte dell’accordo per la concessionaria. A quel punto la racer ha iniziato a correre nel Regno Unito in diverse classi, sia con motore da 3 litri, sia da 3,6 litri ed è stata registrata con il numero di targa “XX 5060” nel marzo del 1925 a nome della Alfa Romeo British Sales Ltd. Risulterebbe che ha cambiato proprietario con una media di frequenza di una volta al mese per poi tornare ogni volta nelle mani del dealer: in pratica, era presa a noleggio da diversi appassionati che la iscrivevano a loro nome alle corse dei club di cui erano membri. Nel frattempo le era stata rifatta una carrozzeria a due posti da A. E. Leadbetter con una coda a punta. E le erano stati aggiunti motorino d’avviamento, luci e dinamo.

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Vita nuova, “abito” vecchio. All’inizio degli anni Sessanta questa splendida RL TF ha preso parte a molte gare del VSCC (Vintage Sports Car Club), finché il conte Giovanni Lurani l’ha comprata e l’ha riportata a casa, in Italia. Gentleman driver, e anche di una certa fama, il nobile appassionato di velocità ha fatto ricostruire completamente la carrozzeria originale della TF alla fine del decennio. Poi, dal 1995, si è occupata dell’auto la figlia Cica. Che l’ha ceduta all’attuale custode nel 2014, a più di 40 anni dall’ultimo passaggio di mano. Come si può facilmente immaginare, la guida di un simile bolide anteguerra non è facile, però “è fantastica!”, come assicura pieno di entusiasmo il proprietario.

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Esplosione di potenza. “L’auto è pesante e faticosa, perché il motore è enorme. Tuttavia reagisce con velocità e se serve ti lascia anche correggere la sterzata a metà curva. In particolare, mette a dura prova l’anca sinistra dato che la frizione è molto rigida, sembra quella di un camion. Ma anche se dopo un po’ sento dolore non mi viene mai voglia di mollare, continuo a cambiare le marce spinto dall’adrenalina. Del resto, bisogna dare opportunità alla RL di sgranchirsi le gambe, non è un’auto fatta per andare in chiesa la domenica!”, conclude. Anche per quanto riguarda il sound assordante, il proprietario della belva non ha dubbi: “Ti spacca i timpani, ma così correvano i driver una volta e così tutto deve rimanere”. Tutt’al più, basta un paio di tappi di cera e passa la paura.

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