Ex show-car, questa Aston Martin DB4 preserie è alla vera origine del mito

Laura Ferriccioli

Una delle primissime vetture realizzate, presenta non solo il disegno ma con grande probabilità anche alcune parti fornite dalla Carrozzeria Touring Superleggera

 

I vetri dei finestrini, montati senza telaio su questa Aston Martin DB4 preserie, sono dell’italiana Securit. E come loro, probabilmente anche buona parte della carrozzeria è made in Italy. È plausibile, infatti che, dopo l’accordo con la Aston Martin, che avrebbe prodotto su licenza il disegno firmato Touring Superleggera, la Carrozzeria milanese abbia direttamente fornito alcuni componenti esterni dei primissimi esemplari. Tuttavia, dato che quasi tutto l’archivio storico della Touring è stato divorato dalle fiamme nel 1966, come è andata realmente non lo sapremo mai. Di certo la vettura (telaio numero DB4/109/R) è stata assemblata nello stabilimento di Feltham, anche se in quegli anni, verso la fine dei Cinquanta, le stradali della Casa britannica non venivano più prodotte lì, nella città dell’hinterland londinese, bensì a Newport Pagnell, nel Buckinghamshire. Ma i dettagli che rendono particolare questa vettura rispetto alle DB4 di serie non sono finiti. Ci sono anche il cofano incernierato contro vento, caratteristica che riguarda solo 149 esemplari, e una predisposizione all’iniezione nella testata del motore non utilizzata, dato che la Casa ha introdotto questa innovazione dieci anni dopo. E poi il numero di motore: 370/PP/106. Le due P, che significano “Pre Production”, collocano inequivocabilmente questa Aston Martin DB4 alla più pura origine del mito. La sigla, riportata nella factory card dell’auto, esiste soltanto in cinque motori montati su DB4.

 

 

Questa auto, la numero 9 costruita, non segna solo l’inizio del modello ma anche dell’era di David Brown. Nel 1955, quando il brillante imprenditore britannico cercava uno stilista che gli approntasse un “progetto guida” per le vetture che si proponeva di produrre, ha chiesto alla Carrozzeria Touring tre spider su telaio DB 2/4. “Era una specie di esame di ammissione”, ricorda l’ingegnere Giovanni Bianchi Anderloni, che sull’opera di suo nonno Felice, il cofondatore della carrozzeria insieme a Gateano Ponzoni, e poi di suo padre, il geniale stilista Carlo Felice, ha scritto un libro riunendo documenti e memorie (Carrozzeria Touring Superleggera, Gilena International Motor Books). Dopo la presentazione della terza Spider al Salone di Londra l’anno dopo, tra la Casa britannica e la Carrozzeria italiana fu firmato un contratto per la progettazione e la realizzazione di una piccola serie di prototipi della nuova Coupé DB4 con il sistema Superleggera, ai quali sarebbe subito seguita la fornitura di attrezzature e la consulenza tecnica per la costruzione in Inghilterra delle vetture, negli stabilimenti Aston Martin. “Fu prevista anche una collaborazione continua per lo sviluppo del modello e delle successive versioni DB4 GT”, puntualizza il discendente dell’imprenditore-stilista.

 

 

Fu solo l’inizio della cooperazione con l’azienda British, un lavoro al quale fecero seguito l’Aston Martin DB5, la DB6 e le relative varianti Volante (lo Spider) e Vantage. Il successo di queste meraviglie è arrivato grazie al grande schermo nel 1964 con Goldfinger, un film che ha stregato più di una generazione. Ecco perché il proprietario di questa DB4 compra solo auto da collezione inglesi: è anche lui uno di quei ragazzi venuti su con i supereroi degli anni Settanta come Diabolik e, appunto, James Bond. La fortuna di trovare questa eccezionale rarità gli è arrivata del tutto inaspettata a Londra, nel 2009. A un incanto cui aveva partecipato solo perché, ricorda, “in quegli anni le aste di auto storiche erano spettacolari”. Quel giorno a Battersea Park, alla vendita bandita da Max Girardo, era disponibile anche un’altra DB4 ma il futuro proprietario non ha avuto dubbi: il brivido dell’esclusività che regala una preserie non ha pari, per un collezionista è qualcosa di irresistibile. Anche se poi lo stile con cui l’oggetto del desiderio viene vissuto è di assoluto understatement. Che in questo caso vuol dire soprattutto uso, impiego della vettura. Certo, non è una sportiva, non ci si può aspettare un assetto scattante e prestazionale come quello di una Porsche. All’epoca del suo lancio, l’Aston Martin DB4 fu definita nella pubblicità “La 4 posti più veloce del mondo” ma pur con i suoi 245 km/h di velocità massima ha un assetto morbido, da GT. Anche se la potenza del 6 cilindri in linea, doppio albero a camme in testa di 3670cc, portato quasi al massimo dei suoi 240 CV, è un’emozione forte. Sul motore in lega leggera di alluminio, a proposito, c’è ancora l’originale copertura con le iniziali AM.

 

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Questa stupenda preserie ha subito un primo restauro nel 1986 da uno dei suoi proprietari privati, che non sono stati molti. Come riportato nella factory card, all’inizio la DB4 era stata impiegata come show-car dalla concessionaria di Cyril Williams di Wolverhampton, dove era stata consegnata il 25 marzo 1959. Era equipaggiata con una radio HMV modello 400T, un accessorio non standard che è tuttavia rimasto in servizio per 36 anni, fino a quando un rivenditore di Bristol ha installato una radio nuova nel 1995. Poi l’automobile è stata ceduta a un’altra azienda, in seguito a un privato e di nuovo a un’azienda, la Vowles Aluminium Foundry di West Bromwich, nelle Midland, che aveva fornito l’alluminio della carrozzeria. Poi, dopo altri passaggi di mano, quando è arrivata al proprietario di adesso, in Italia, aveva 96.835 miglia accumulate (circa 156.000 km), ragione per cui è tornata subito in Inghilterra, all’Aston Engineering di Derby, dove le hanno rifatto il motore. Poi è stato il turno dell’abito, restaurato a Voghera. Èd è lì che le caratteristiche di alcune lamiere provenienti dal Belpaese e l’evidenza di una lavorazione molto artigianale, tipica della Touring, sono emersi senza ombra di dubbio. Portati alla luce dagli esperti restauratori.

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Foto: Lucia Potenza – Il servizio fotografico è stato realizzato presso Posta Donini 1579 historic residence (Perugia)

 

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